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LA SCUOLA CHE ASCOLTA: NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO INDIETRO



Parlare di scuola significa parlare del futuro del nostro Paese. Ma significa, prima di tutto, parlare di bambini e ragazzi, delle loro fragilità, delle loro capacità, dei loro sogni e delle difficoltà che ogni giorno affrontano.

Per troppo tempo abbiamo parlato di inclusione, disabilità, disturbi dell’apprendimento, bullismo, disagio giovanile e benessere psicologico senza riuscire sempre a trasformare le parole in azioni concrete.

Eppure, è proprio nella scuola che una società dimostra quanto crede davvero nei propri valori. Perché un bambino che fatica non deve essere considerato un problema.

Un ragazzo con una disabilità non deve essere definito dalla sua disabilità. Uno studente con difficoltà di apprendimento non deve sentirsi incapace.

Un adolescente che manifesta disagio non deve essere liquidato come “svogliato” o “fragile”.

Prima di giudicare bisogna ascoltare. Prima di etichettare bisogna comprendere. Prima di chiedere risultati bisogna garantire opportunità.

 

Una scuola inclusiva è una scuola che non lascia indietro nessuno

Ogni studente è diverso. Ognuno ha tempi, capacità e modalità di apprendimento differenti.

La scuola deve certamente insegnare il rispetto delle regole, la responsabilità e l’impegno. Ma deve anche essere capace di riconoscere le difficoltà e di mettere ogni ragazzo nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale.

Un voto non può raccontare tutto.

Un registro elettronico può segnare un’insufficienza, ma non può registrare l’ansia di un ragazzo; può riportare un’assenza, ma non può spiegare sempre perché quel ragazzo non riesca più a entrare in classe.

Può contenere una nota disciplinare, ma non può raccontare ciò che accade nella vita di quel studente fuori dalle mura scolastiche.

Per questo dobbiamo smettere di confondere il comportamento con la persona. Possiamo correggere un comportamento senza umiliare chi lo manifesta.

Possiamo chiedere responsabilità senza trasformare una difficoltà in una colpa.

Possiamo pretendere impegno senza dimenticare che non tutti partono dallo stesso punto.

 

Anche gli insegnanti hanno bisogno di essere sostenuti

Non possiamo chiedere agli insegnanti di essere contemporaneamente docenti, educatori, psicologi, mediatori e punto di riferimento per ogni situazione complessa senza fornire loro strumenti adeguati.

Gli insegnanti sono una parte fondamentale della comunità scolastica e devono essere ascoltati. Devono poter contare su formazione, supporto, strumenti e collaborazione.

Una scuola inclusiva non si costruisce scaricando tutto sulle spalle di un singolo docente.

Si costruisce attraverso una rete nella quale scuola, famiglia, istituzioni e professionisti lavorano insieme.

 

Le famiglie non devono essere lasciate sole

Quando un figlio manifesta una difficoltà, una famiglia può trovarsi davanti a paura, dubbi e spesso anche solitudine.

Non servono giudizi.

Servono risposte.

Una famiglia deve sapere a chi rivolgersi, quali strumenti può utilizzare e quali percorsi sono disponibili.

Nessun genitore dovrebbe essere costretto a combattere da solo per garantire a un figlio il diritto allo studio, all’inclusione e alla dignità.

Ed è qui che la politica deve dimostrare la propria utilità.

Non attraverso slogan vuoti, ma attraverso presenza e soluzioni.

 

Libertà è Democrazia vuole esserci

Per Libertà è Democrazia, essere dalla parte dei ragazzi significa essere concretamente vicini alle loro realtà quotidiane.

Significa ascoltare gli studenti. Significa incontrare le famiglie.

Significa ascoltare gli insegnanti e il personale scolastico. Significa confrontarsi con le scuole.

Significa portare all’attenzione delle istituzioni i problemi che troppo spesso rimangono invisibili. Ma soprattutto significa lavorare affinché alle parole seguano fatti concreti.

Vogliamo una scuola nella quale l’inclusione non sia una fotografia da pubblicare una volta all’anno.

Vogliamo una scuola nella quale la disabilità non sia vista come un ostacolo, ma come una realtà alla quale dare risposte adeguate.

Vogliamo una scuola nella quale il bullismo venga affrontato con fermezza. Vogliamo maggiore attenzione al disagio psicologico dei giovani.

Vogliamo famiglie ascoltate e accompagnate.

Vogliamo insegnanti sostenuti e messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro.

 

Perché la vera democrazia comincia anche da qui

Una società è veramente libera quando ogni persona può avere opportunità, dignità e voce. E la democrazia non può fermarsi davanti alla porta di una scuola.

Deve entrare nelle classi, nei corridoi, nelle famiglie e nella vita quotidiana dei nostri ragazzi.

Per questo Libertà è Democrazia vuole essere una presenza concreta accanto a chi ogni giorno affronta queste difficoltà.

Non vogliamo limitarci a dire “siamo vicini”.

Vogliamo dimostrarlo attraverso l’ascolto, il confronto e l’azione.

Perché dietro ogni studente c’è una persona, nessuna persona deve essere considerata invisibile.

 

LIBERTÀ È DEMOCRAZIA.

DALLA PARTE DEI RAGAZZI, DELLE FAMIGLIE, DEGLI INSEGNANTI E DELLE SCUOLE.

CI SIAMO. ASCOLTIAMO. AGIAMO.

Dottoressa Rossella Rettura

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