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ERALDO RIZZUTI COMMENTA LE PAROLE DEL PAPA CONTRO OLIGOPOLI E INGIUSTIZIE



ROMA – Contro i nuovi oligopoli e per il consolidamento dei beni comuni, i cattolici devono abbandonare il disimpegno politico e l’attendismo.

È tempo di difendere i valori e i principi non negoziabili della Chiesa, applicando il divieto morale di sostenere partiti o leader contrari alla morale cristiana e alla dottrina sociale. I cattolici non possono più avallare processi economici che concentrano la ricchezza nelle mani di oligarchie finanziarie, individui sovrani e giganti tecnologici padroni degli algoritmi.

Questa volta non ci sono scuse per nessuno: l’invito del Papa all’unità politica dei cattolici è forte e chiaro. Ieri il Papa ha fatto un richiamo straordinario alla dignità del lavoro, alla giustizia sociale e alla centralità della persona in un tempo attraversato da profonde trasformazioni economiche e tecnologiche:
“Incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà, di mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una società più umana e fraterna”.
Oggi ha ribadito che:
“Bisogna smascherare i rapporti dei poteri ingiusti, disarmare lo sviluppo tecnologico e mettersi in gioco”.
Spero che dopo tutti questi forti e chiari inviti, i cattolici decidano “seriamente” di impegnarsi per costruire una parte del muro della “città dell’uomo per l’uomo”. È finito il tempo della diaspora e dell’indifferenza? Credo di sì. È il momento di lavorare per i beni comuni e per la loro distribuzione universale.
L’unità politica dei cattolici non è una prerogativa che riguarda esclusivamente i fedeli laici; essa trae la sua linfa vitale e la sua direzione anzitutto dalla Chiesa stessa, intesa sia nella sua componente secolare (il clero diocesano) sia in quella regolare (gli ordini religiosi). Non potrà mai esistere una reale coesione tra i battezzati se prima non si realizza una profonda unità nella fede e nella visione sociale della gerarchia ecclesiale. L’unità non deve essere di comodo, ma deve nascere dalla coesione profonda di tutta la Chiesa, del clero e dell’episcopato.
Questo legame intrinseco tra magistero e azione pubblica trova la sua massima espressione nell’evoluzione della Dottrina Sociale della Chiesa. L’azione dei cattolici nella società civile presuppone, infatti, la compattezza politica e dottrinale del Collegio Cardinalizio e delle singole Conferenze Episcopali. Solo da questa comunione d’intenti ai vertici della Chiesa può scaturire un orientamento chiaro, autorevole e condiviso per l’intero popolo di Dio.

Eraldo Rizzuti
Vicepresidente Nazionale
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