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ADNKRONOS. VIOLENZA SU DONNE, LIBERTA’ E’ DEMOCRAZIA: “BATTAGLIA DI CIVILTA’, RIGUARDA INTERA SOCIETA’, SERVE POLITICA MIRATA”



ROMA – Sul contrasto e alla prevenzione della violenza di genere, è intervenuta Cheti Cafissi, responsabile nazionale delle Politiche Femminili di Libertà è Democrazia, diffondendo un’ampia dichiarazione d’indirizzo sulle azioni necessarie sul piano sociale e politico. Nel suo intervento, l’esponente di Le’D ha sottolineato come la violenza sulle donne non rappresenti un fenomeno lontano o eccezionale, bensì una realtà quotidiana che attraversa ogni Paese, classe sociale ed età. Viene evidenziato che tale violenza si manifesta in forme diverse, fisica, psicologica, economica, sessuale, e si nasconde spesso tra le pareti domestiche e nei rapporti più intimi, dove dovrebbero regnare fiducia e tutela anziché la paura. Proseguendo nell’analisi, è stato rimarcato che l’aspetto più insidioso di questo fenomeno risiede nella sua gestazione graduale e silenziosa, la quale comincia con il controllo, la gelosia mascherata da affetto, l’isolamento progressivo e l’umiliazione verbale ripetuta. Quando si palesa la violenza fisica, il terreno è già stato preparato da anni di erosione silenziosa dell’autostima e dell’autonomia della vittima.

Sulle cause profonde del fenomeno, Cheti Cafissi ha ribadito che le radici della violenza sono innanzitutto culturali: una società che tollera il possesso nelle relazioni, minimizza la gelosia e colpevolizza la vittima pone le basi per il perpetuarsi degli abusi. È stato evidenziato che non si tratta di episodici “raptus” o di patologie individuali, ma nella maggior parte dei casi di un sistema di potere e controllo costruito nel tempo. Per affrontare l’emergenza, la dirigenza del partito ha tracciato una strategia articolata su più fronti, a partire dall’educazione al rispetto e al riconoscimento dei segnali di un rapporto malsano fin dai banchi di scuola. Parallelamente, è stato sollecitato il rafforzamento degli strumenti di protezione immediata, quali centri antiviolenza, case rifugio e iter giudiziari rapidi, insieme a un profondo cambio di linguaggio pubblico che definisca l’accaduto come crimine, senza ricorrere a espressioni fuorvianti come “femminicidio passionale” o “raptus di gelosia”.

Contestualmente, è stato chiamato in causa il ruolo degli uomini, i quali devono sentirsi parte attiva della soluzione e non semplici spettatori. Il silenzio o l’indifferenza di fronte a comportamenti violenti tra amici e colleghi costituisce complicità, rendendo fondamentale educare i ragazzi al rispetto del “no” e alla distinzione tra amore e controllo. In conclusione, Cheti Cafissi ha riaffermato il diritto di ogni donna a vivere senza paura, a scegliere liberamente la propria vita affettiva e ad allontanarsi da relazioni tossiche in totale sicurezza. Finché questo diritto non sarà garantito a ciascuna donna, la lotta contro la violenza di genere rimarrà una prioritaria battaglia di civiltà che richiede l’impegno dell’intera collettività e una politica mirata.

(Asc/Adnkronos)

ISSN 2465 – 1222
19-Sep-2026 12:35

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