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ADNKRONOS. ENERGIA, RETTURA (LèD): “COSTA TROPPO, SERVE UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA EUROPEA”



ROMA – “La prima è l’energia. L’Europa deve ridurne strutturalmente il costo, diversificando approvvigionamenti e produzione e rafforzando reti, accumuli e interconnessioni. L’obiettivo non può essere finanziare per sempre una bolletta cara. La seconda riguarda carburante e fiscalità. Nelle fasi di eccezionale tensione servono strumenti temporanei, automatici e selettivi, soprattutto nei settori nei quali il carburante rappresenta un input produttivo determinante. Ma la fiscalità non può sostituire permanentemente una politica energetica. La terza riguarda il capitale delle imprese. Un euro di utile reinvestito in tecnologia, ricerca, occupazione, formazione ed efficienza energetica non produce lo stesso effetto di un euro sottratto al ciclo produttivo. – continua ancora la nota – Dobbiamo tassare meno ciò che costruisce capitale produttivo, non semplicemente distribuire più incentivi. La quarta riguarda il risparmio. L’Italia possiede una grande ricchezza finanziaria privata, mentre molte imprese rimangono sottocapitalizzate. Servono strumenti volontari, trasparenti e competitivi che consentano al risparmio di incontrare imprese, infrastrutture, energia, ricerca e innovazione. Il capitale italiano deve poter partecipare alla crescita dell’Italia. La quinta riguarda la spesa pubblica. Ogni grande investimento dovrebbe essere valutato anche per il valore economico che genera: produttività, occupazione, capitale privato mobilitato, capacità industriale, innovazione e gettito futuro. Un vero Return on Public Investment. Perché cento milioni utilizzati per compensare un costo e cento milioni investiti per ridurlo strutturalmente hanno lo stesso valore contabile. Ma non hanno lo stesso valore economico”.

“Alla fine torniamo al distributore. Il cittadino vede il prezzo del carburante. Ma quello è soltanto il prezzo visibile. Il prezzo invisibile è il margine che l’impresa perde, l’investimento rinviato, il credito più oneroso, il macchinario non acquistato, la produttività che non cresce. Il vero prezzo della dipendenza non è soltanto ciò che paghiamo oggi. È ciò che rischiamo di non produrre domani. L’Europa può continuare a finanziare il costo delle proprie fragilità oppure investire per ridurle. Può compensare ciò che costa troppo oppure chiedersi perché continua a costare troppo. La stabilità dei prezzi è necessaria. Ma la stabilità è una condizione. Non è una strategia di crescita. La qualità di una politica economica si misura anche dal valore che le risorse riescono a generare: quanto risparmio diventa investimento? Quanto investimento diventa produttività? Quanto credito diventa capacità industriale? Quanto denaro pubblico mobilita capitale privato? – conclude la nota – L’inflazione passerà. Il petrolio cambierà prezzo. I tassi saliranno e scenderanno. Ma resteranno le fabbriche che avremo modernizzato o quelle che avremo perso; gli investimenti realizzati o quelli rinviati; il capitale trasformato in produzione o quello che avrà cercato rendimento altrove. Una grande politica economica non si misura da quanto riesce a compensare una crisi, ma da quanto riesce a impedire che la stessa fragilità diventi la crisi successiva. È questo il passaggio necessario: dalla compensazione all’investimento, dalla spesa al rendimento, dal risparmio al capitale produttivo, dalla dipendenza alla capacità economica. Perché il problema non è soltanto quanto costa oggi un litro di carburante. Il problema è quanto costa a un continente continuare a pagare, crisi dopo crisi, il prezzo delle dipendenze che non è riuscito a ridurre”.

(Redazione/Adnkronos)

ISSN 2465 – 1222
07-Oct-2026 13:28

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