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ADNKRONOS. CALABRIA, RIZZUTI (LeD): “OLTRE L’80% COMUNI DELLA REGIONE NON HA ADEGUATO PROPRI STRUMENTI URBANISTICI”



CATANZARO – “La stragrande maggioranza dei Comuni calabresi non ha ancora adeguato i propri strumenti urbanistici generali (Psc o Puc). Sebbene non esista un contatore numerico pubblico e centralizzato aggiornato in tempo reale dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, i report di monitoraggio regionali parlano chiaro: oltre l’80% degli enti locali si trova in forte ritardo o in regime di proroga e salvaguardia. Molti Comuni operano ancora con i vecchi Piani Regolatori Generali (Prg) risalenti al secolo scorso”. Così in una nota il geologo Eraldo Rizzuti di Libertà è Democrazia. Quando lo Stato e le istituzioni diventano ostaggio dell’economia privata, i vincoli e le regole saltano: le trasformazioni urbane vengono definite in modo autonomo e gli interventi edilizi vengono negoziati direttamente con gli enti locali. In una realtà simile perde di significato qualsiasi discorso sull’assetto urbanistico, sulla pianificazione, sulla messa in sicurezza del territorio e sulla sostenibilità ambientale degli interventi antropici. Il sistema ispettivo e sanzionatorio è regolato dall’art. 27 del D.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), che disciplina la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia”.

“La norma stabilisce che i dirigenti comunali devono vigilare per garantire che le opere rispettino le leggi, i regolamenti, gli strumenti urbanistici e i titoli abilitativi, imponendo l’ordine di demolizione immediata per i manufatti abusivi realizzati in aree sottoposte a vincolo. Sul fronte della pianificazione, in base alla Delibera n. 6 del 31 luglio 2025 della Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, i Comuni calabresi hanno l’obbligo di adeguare i propri PSC o PUC, nonché i Piani di Protezione Civile, alle disposizioni sovraordinate del Pgra (Piano di Gestione del Rischio Alluvioni) e Pai (Piano per l’Assetto Idrogeologico). A complicare il quadro – prosegue Rizzuti – interviene il caos normativo regionale. La Legge Urbanistica della Calabria (L.R. n. 19/2002) ha subito, dalla sua approvazione a oggi, ben quaranta modifiche. L’ultima di queste, introdotta con la Legge Regionale 25 febbraio 2026, n. 7 con l’obiettivo di accelerare e semplificare le procedure di adeguamento, è stata impugnata dal Governo italiano davanti alla Corte Costituzionale il 22 aprile 2026. Il ricorso contesta la violazione della competenza esclusiva statale in materia di tutela del paesaggio e gestione dei beni culturali. Fino a quando i Comuni non avranno completato l’adeguamento formale dei propri piani, restano in vigore le ‘Misure di Salvaguardia’ previste dai progetti di piano distrettuali. Tali misure introducono vincoli automatici e stringenti che bloccano le edificazioni nelle aree classificate a rischio. La totalità dei 409 Comuni calabresi è coperta dai vincoli idrogeologici e ambientali, ma la transizione dai vecchi piani del Novecento ai nuovi standard del PGRA è paralizzata da carenze di personale tecnico, contenziosi normativi e cronici ritardi burocratici (entro il 31/12/2025 l’Autorità Distrettuale doveva pubblicare l’aggiornamento definitivo alla terza fase del Pgra)”.

“Il contesto attuale dimostra che la stagione urbanistica della pura espansione e dei vecchi piani strutturali è tramontata. Siamo entrati in una nuova fase incentrata sulla rigenerazione, sulla gestione e sul monitoraggio dell’edificato. Per questo motivo non è più rinviabile l’approvazione di una norma organica di riordino che: raccolga e sintetizzi tutte le quaranta modifiche subite dalla L.R. n. 19/2002; corregga le storture e i conflitti emersi in materia di demanio , consumo di suolo, piano casa e vincoli ambientali; faccia definitiva chiarezza sui confini tra le materie riservate allo Stato e quelle regionali, recependo gli orientamenti della magistratura costituzionale e amministrativa. Questo nuovo testo normativo – conclude Rizzuti – dovrà essere di immediata e chiara applicazione. Dovrà contenere regole specifiche sul reticolo idrografico principale e secondario e, soprattutto, una disciplina inequivocabile sulle responsabilità del monitoraggio del reticolo minore, includendo canali e fossi a regime sia permanente che temporaneo. Solo restituendo certezza al diritto e centralità alla sicurezza geologica potremo sottrarre il territorio calabrese all’arbitrio e al degrado”.

(Red-Cro/Adnkronos)

ISSN 2465 – 1222
06-Jul-2026 08:49

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