C’è una linea che non dovrebbe mai essere superata: quella che separa la libertà di manifestare dal deturpare ciò che appartiene a tutti.
I monumenti italiani non sono scenografie da usare a piacimento. Sono la nostra storia, la nostra identità, la memoria viva di un popolo che ha attraversato secoli di arte, sacrifici e rinascite.
Colpirli — anche solo imbrattarli — non significa difendere un diritto.
Significa ferire un bene comune.
La tutela dei diritti, ovunque nel mondo, è un valore universale. Ma nessuna causa può giustificare l’offesa al patrimonio culturale di un’intera comunità. Le battaglie si fanno con la forza delle idee, non con gesti che dividono e allontanano.
Difendere i monumenti significa difendere noi stessi.
Significa ricordare che la libertà non è mai contro qualcuno, ma sempre per qualcosa: per il dialogo, per il rispetto, per la dignità.
L’Italia merita proteste intelligenti, non provocazioni che cancellano il senso stesso della convivenza civile.
Vincenzo Chiaramonte
